ENERGIA E MOVIMENTO IN ANALISI BIOENERGETICA

(Aspetti psicocorporei e metodologici)

 

 

 

 

Avete notato che quando uno non si muove più, poi,

prima che cominci a puzzare lo portano al cimitero?

M. Feldenkrais*

 

 

 

Prima di intraprendere il percorso formativo in Analisi Bioenergetica, ero stato in terapia analitica per più di quattro anni. Spesso mi capitava che al termine della seduta sentivo una spinta irrefrenabile a muovermi e mi mettevo a correre veloce per un centinaio di metri. In quei momenti non avevo un’idea chiara del perché lo facessi. Ora tendo a dare a quel comportamento una spiegazione in termini "energetici". Mi succedeva soprattutto quando avevo pianto o avevo preso contatto con emozioni e sentimenti rimossi. L’esperienza del pianto profondo, in quelle occasioni, liberava dentro il mio corpo un’enorme quantitativo di “energia”, che dovevo “scaricare” muovendomi.

Nella teoria Bioenergetica (ma non solo) energia e movimento sono due concetti strettamente interconnessi. Per usare le parole di Alexander Lowen «Per muovere la macchina della vita occorre energia. L’energia entra in gioco nel movimento di tutte le cose viventi e inanimate.»[1] L’energia è implicata in tutti i processi della vita e questi processi si arresterebbero se ci fosse una grossa interruzione nel rifornimento di energia nell’organismo. In Bioenergetica si concepisce la personalità in termini di energia. La quantità di energia che un individuo impiega e il modo in cui un individuo la impiega determina, necessariamente la sua personalità e si riflette in essa. Per esempio alcune persone hanno a disposizione più energia ossia dispongono di un maggiore livello di “carica”. Per altre questo livello è più basso, o meglio il suo utilizzo non è disponibile o è bloccato.

Il rapporto tra energia e personalità si manifesta con estrema chiarezza nei disturbi depressivi. L’individuo depresso è infatti depresso a livello energetico. La depressione del suo livello di energia si manifesta nella diminuzione di tutte le funzioni energetiche come la respirazione, l’appetito e la pulsione sessuale. Per costui è impossibile interessarsi a qualcosa: letteralmente non ha l’energia per sviluppare interesse. Un metodo per la carenza di energia è far assumere una maggiore quantità di ossigeno: l’obiettivo è migliorare la sua respirazione che è menomata. Il terapeuta trasferisce parte della sua energia sul paziente per farlo partire attraverso la pressione, il contatto fisico, e l’indicazione a svolgere particolari attività. In questo caso il metodo bioenergetico si snoda su due punti: l’analisi dei fattori che hanno contribuito a far produrre un “corpo morto”; e accompagnare uno sforzo coerente inteso ad aumentare il livello energetico del soggetto, caricando il suo corpo di energia.

Un aspetto imprescindibile e complementare alla carica di energia è il concetto di scarica. L’organismo può funzionare solo se tra carica e scarica c’è un equilibrio che mantiene un livello di energia adeguato ai propri bisogni e alle proprie condizioni. Per esempio: nel periodo dello sviluppo il bambino assume più energia di quanta ne scarica e impiega il surplus per crescere; questo concetto è valido anche per la convalescenza dopo una malattia e la crescita della personalità. La quantità di energia che un individuo assume, corrisponde alla quantità che può scaricare attraverso l’attività; infatti, ogni tipo di attività come il camminare, il parlare o più semplicemente il battito cardiaco i movimenti peristaltici degli organi interni, richiede un certo quantitativo di energia.

L’energia descritta da Lowen sembra spostarsi fisicamente, in termini di flusso, in diretto contatto con il flusso del sangue. Esso scorrendo per il corpo, porta metaboliti ed ossigeno ai tessuti fornendo loro energia. Oltre al sangue, nel corpo ci sono altri fluidi carichi di energia (linfa, fluidi interstiziali, ed intracellulari). Da un punto di vista energetico tutto il corpo può essere visto come una cellula la cui membrana è la pelle. All’interno di questa cellula l’eccitazione può diffondersi in tutte le direzioni oppure fluire in direzioni specifiche, a seconda della natura della reazione ad uno stimolo. Il flusso dell’eccitazione può essere visto come un sentimento o una sensazione che tende a manifestarsi dal suo nucleo verso la periferia. Se consideriamo che il corpo è composto da più del 90% di acqua, si possono descrivere le sensazioni, i sentimenti e le emozioni come correnti o onde che scorrono per questo corpo liquido. «Esse sono la percezione di movimenti che avvengono all’intermo di un corpo relativamente fluido. Gli impulsi e i movimenti interni sono inerenti alla carica energetica del corpo, ai suoi ritmi e pulsazioni naturali. Questi movimenti rappresentano la motilità del corpo che viene distinta dei movimenti volontari che sono soggetti al controllo cosciente».[2]

In tutti movimenti volontari c’è anche una componente involontaria, che rappresenta la motilità essenziale dell’organismo. Questa componente involontaria rende conto della spontaneità delle azioni e dei movimenti. Quando è assente o ridotta, i movimenti del corpo suscitano, oltre a quella del senso cinestesico di spostamento nello spazio, poche altre sensazioni.

Il tono affettivo del movimento espressivo proviene quindi dalla componente involontaria, non soggetta al controllo cosciente. La fusione di elementi consci ed inconsci (volontari ed involontari) dà origine a movimenti dotati di risonanza emotiva.

Un’energia fondamentale motiva dunque tutte le azioni. Quando si carica e scorre attraverso la muscolatura specialmente attraverso i muscoli volontari, produce un movimento nello spazio che può essere definita aggressività (muoversi verso qualcosa). «Quando carica le strutture morbide, quale il sangue e la pelle, produce sensazioni erotiche, tenere o amorose. Ognuno di questi aspetti della vita emotiva dell’individuo tende a situarsi topograficamente: la componente motoria nella schiena e nelle gambe, la componente sensoria nella parte anteriore del corpo e nelle mani».[3] Questa tendenza alla localizzazione topografica non è assoluta, ma è valida per gli scopi pratici della bioenergetica.

In un comportamento “non nevrotico”(ideale), questa energia unica è distribuita nei due percorsi per produrre un’azione che è razionale ed appropriata alla situazione. Gli impulsi dei due percorsi si fondono o si sovrappongono in un’azione che, vista in superficie è un’espressione unitaria. La fusione è una funzione superficiale, cioè è una funzione dell’espressione e sta sotto il controllo dell’io.

L’istinto sessuale include entrambe le componenti fondamentali: sensoriale e motoria, tenera ed aggressiva. La componente erotica si muove dalla parte anteriore del corpo verso il basso e si unisce ad una componente aggressiva che scende attraverso la schiena attorno al perineo ed i genitali. La natura sessuale di questi impulsi è determinata dal loro scopo, un atto sessuale con un oggetto sessuale, e dal loro punto di confluenza nei genitali. D’altro canto, quando la direzione del movimento di entrambi gli impulsi è verso la testa, con un punto principale di confluenza negli occhi, si può designare il percorso comune come un istinto dell’io. A causa della direzione opposta l’istinto dell’io diviene antitetico all’istinto sessuale. Ciò spiega l’osservazione che è all’apice dell’orgasmo sessuale l’io si estingue.

La vita emotiva di una persona dipende dalla motilità del corpo che a sua volta è funzione del flusso di eccitazione che lo pervade. I disturbi di questo flusso compaiono come blocchi che si manifestano in zone in cui la motilità del corpo è ridotta; in queste zone si sviluppa una spasticità della muscolatura. I termini blocco e tensione muscolare cronica, si riferiscono allo stesso fenomeno. In generale si può individuare la presenza di un blocco con il tatto o l’osservazione del corpo. In termini più psicologici, i sentimenti e le emozioni inespresse si “congelano” nella struttura del corpo e si manifestano sotto forma di tensione, stress e irrigidimento dei muscoli che hanno la funzione di limitare il “fluire della vita all’interno del corpo”.

Una persona si esprime nelle azioni e nei movimenti, quando l’espressione di sé è libera e adeguata alla realtà della situazione: il fatto di scaricare la propria energia procura un senso di soddisfazione e di piacere. Questa soddisfazione e questo piacere stimolano nell’organismo una maggiore attività metabolica, che si riflette immediatamente in una respirazione più profonda e piena. E quando c’è piacere le attività ritmiche ed involontarie vitali, funzionano a livello ottimale. Al contrario, limitando il diritto ad esprimersi, si limitano le possibilità di provare piacere e di vivere in modo creativo. Per la stessa ragione se la capacità di una persona di esprimere se stessa, le sue idee e sensazioni è limitata da forze interne (inibizioni o tensioni muscolari croniche) la sua capacità di provare piacere è ridotta. In questo caso l’individuo ridurrà a livello inconscio la propria assunzione di energia per mantenere l’equilibrio energetico del corpo.

La natura dei blocchi del flusso energetico è una conseguenza della dialettica tra l’io e il corpo. Nella personalità disturbata ci sono zone di sensazioni e di comportamento in cui i livelli di funzionamento sono in conflitto. Un’area di conflitto crea un blocco all’espressione libera degli impulsi e dei sentimenti. I blocchi sono restrizioni inconsce che limitano la capacità dell’individuo di cercare all’esterno la soddisfazione dei propri bisogni e perciò rappresentano una riduzione della sua capacità di provare piacere.

L’io plasma l’immagine di sé dell’individuo in base a dei canoni ideali forniti dalla società (che si riflettono in quelli della famiglia e degli educatori). A sua volta l’immagine di sé decide quali sono i sentimenti e gli impulsi accettabili che possono venire espressi. L’immagine prodotta dall’io plasma il corpo attraverso il controllo che esercita sulla muscolatura volontaria. Per esempio si inibisce l’impulso di piangere irrigidendo la mandibola, restringendo la gola e trattenendo il fiato; oppure la collera (nella sua manifestazione di colpire qualcosa) può essere inibita con la contrazione dei muscoli delle scapole che porta ad irrigidire le spalle. All’inizio l’inibizione è cosciente e serve a evitare altri conflitti e altro dolore. Quando l’espressione di un sentimento non viene accettata nel mondo del bambino e la sua inibizione deve essere mantenuta per un tempo indefinito, l’io abbandona il controllo sull’azione proibita e ritira la propria energia dall’impulso. Il controllo dell’impulso diventa inconscio e il muscolo rimane contratto perché gli manca l’energia per espandersi e rilassarsi. Da quel momento la spasticità del muscolo renderà impossibile l’espressione dell’impulso che verrà soppresso divenendo latente. Inoltre il livello energetico dell’organismo verrà abbassato, perché la contrazione cronica impedisce una respirazione profonda (per incamerare ossigeno) e limita il flusso del sangue.  Per impedire che il conflitto emotivo diventi cosciente, l’io investe l’energia ritirata dal conflitto per erigere delle difese contro il dolore e l’ansia che emergerebbero dalla risoluzione del conflitto. L’energia investita nel sistema di difesa diminuisce anche la tolleranza del corpo all’eccitazione e tende a immobilizzarlo: «Difesa significa struttura piuttosto che movimento».[4]

A seconda dello stile difensivo e del modo in cui l’energia scorre attraverso l’organismo, Lowen distingue cinque tipi caratteriali: schizoide, orale, psicopatico, masochista e rigido. Nella struttura schizoide l’energia viene trattenuta e non fluisce nelle strutture periferiche del corpo, ossia negli organi che stabiliscono il contatto con il mondo esterno come viso, mani, genitali, piedi (livello relazionale).  Questi organi non sono pienamente connessi a livello energetico con il nucleo; ciò significa che l’eccitazione del nucleo non fluisce liberamente verso di essi, ma è bloccata da tensioni muscolari croniche localizzate alla base del capo, alle pelvi e alle articolazioni delle anche. Le funzioni svolte da questi organi sono perciò dissociate dai sentimenti presenti nel nucleo dell’individuo. La carica interiore tende a congelarsi nella regione del nucleo e di conseguenza la formazione di impulsi è debole. La carica tuttavia, essendo compressa, può esplodere improvvisamente. Questo accade quando la difesa cede e l’organismo viene inondato da una quantità di energia che non è in grado di controllare. La difesa consiste di uno schema di tensioni muscolari che tengono insieme la personalità, impedendo che le strutture periferiche vengano inondate di sentimenti e di energia. Queste tensioni muscolari sono uguali a quelle descritte sopra come responsabili dell’esclusione degli organi periferici dal contatto con il nucleo. Dal punto di vista energetico il corpo è spaccato in due alla vita, con il risultato che manca l’integrazione fra la parte superiore e quella inferiore. In termini psicologici lo schizoide si dissocia dai suoi sentimenti.

Dal punto di vista energetico la struttura orale è caratterizzata da una carica ridotta. L’energia non è congelata nel nucleo come nella condizione schizoide; fluisce verso la periferia del corpo, ma debolmente. La mancanza di energia e di forza è più evidente nella parte inferiore del corpo, perché lo sviluppo del corpo del bambino procede dalla testa in giù. Tutti i punti di contatto con l’ambiente hanno una carica debole. Gli occhi sono deboli con tendenza alla miopia e il livello di eccitazione genitale è ridotto. Il corpo tende ad accasciarsi, in parte a causa della debolezza del sistema muscolare il quale è particolarmente sottosviluppato nelle braccia e nelle gambe. Il carattere orale ha in tutti i sensi, difficoltà a stare in piedi da solo. Tende a appoggiarsi o ad aggrapparsi agli altri, ma questa tendenza può essere mascherata da un atteggiamento esagerato di indipendenza. La respirazione è poco profonda. Prova un senso di vuoto interiore che riflette la soppressione di intensi sentimenti di desiderio che, se espressi, genererebbero un pianto profondo e una respirazione più piena. Tende alla depressione, quindi all’immobilità.

La struttura psicopatica presenta un marcato spostamento dell’energia verso l’estremità superiore del corpo (testa) con una concomitante riduzione della carica della parte inferiore. In generale c’è una netta costrizione del diaframma e della vita, che blocca il flusso dell’energia e delle sensazioni verso il basso. Il capo è sovraccarico di energia: c’è dunque un iper-eccitazione dell’apparato mentale che dà origine a una continua preoccupazione sul modo di conquistare il controllo e il dominio delle situazioni. Costui tende alla negazione dei sentimenti. L’io è ostile alle sensazioni del corpo specialmente quelle sessuali. Vi sono regioni marcate nella regione oculare, che comprende gli occhi e la regione occipitale. Forti tensioni muscolari sono percepibili al tatto anche alla base del cranio, o regione orale. Queste tensioni rappresentano un’inibizione dell’impulso di succhiare.

Nella struttura rigida tutti i punti periferici di contatto con l’ambiente sono abbastanza carichi. Il controllo è periferico: consente quindi il flusso dei sentimenti ma ne limita l’espressione. Le principali aree di tensione sono i muscoli lunghi del corpo. La spasticità dei muscoli estensori e flessori si combinano per produrre la rigidità.

La struttura masochistica è tutta carica di energia. Tuttavia questa carica viene costretta all’interno anche se non è del tutto congelata. A causa di questa forte ritenzione gli organi periferici sono debolmente carichi e dunque non c’è scarica e liberazione. Di conseguenza, l’azione espressiva è limitata. La ritenzione è talmente forte da causare una compressione e un crollo dell’organismo. Tale crollo avviene a livello della vita, quando il corpo si piega sotto il peso delle tensioni. Gli impulsi diretti verso il basso e verso l’alto vengono soffocati nel collo e alla vita; si spiega così la forte tendenza all’ansia tipica di questa personalità. È gravemente limitata l’estensione del corpo, che non sa tendersi e protendersi verso l’esterno. La minore estensione è causa dell’accorciamento della struttura. A causa del forte controllo l’aggressione è notevolmente ridotta. Analogamente anche l’autoaffermazione è limitata. Al posto dell’autoaffermazione c’è il lamento e il piagnisteo. Il gemito è l’unica espressione vocale che esce con facilità dalla gola soffocata. Al posto dell’aggressività c’è un comportamento provocatorio, che mira a provocare una risposta forzata da parte dell’altra persona, che sia abbastanza forte da consentire al masochista di reagire in modo violento ed esplosivo nel sesso e in altri ambiti. Il ristagno della carica dovuto al forte controllo crea la sensazione di essere “impantanati”, incapaci di muoversi liberamente.

La Bioenergetica lavora simultaneamente su entrambi i membri dell’equazione carica-scarica per elevare il livello energetico, aprire la strada all’auto espressione e re-instaurare nel corpo il flusso delle sensazioni. Seguendo questo presupposto vengono presi in considerazione la respirazione, le sensazioni, e il movimento. Allo stesso tempo si cerca di collegare il livello energetico attuale dell’individuo, con la sua storia precedente. Questo approccio combinato, mette gradualmente a nudo le forze interiori (conflitti) che impediscono all’individuo di funzionare con il suo pieno potenziale energetico. Ogni volta che un conflitto viene risolto il livello di energia aumenta ciò significa che un individuo assume più energia e ne scarica di più in attività creative, fonte di piacere e soddisfazione.

Per aumentare il livello energetico di individuo è possibile indurre un processo di carica attraverso la respirazione e aprire le vie dell’autoespressione che sono in movimento, la voce e gli occhi: potrà esserci così una maggiore scarica energetica. Spesso questo avviene spontaneamente mentre il paziente viene caricato. Può accadere che, mentre è sdraiato sullo “sgabello da respirazione”, cominci spontaneamente a respirare più a fondo. Egli improvvisamente e senza una intenzione cosciente, può iniziare a piangere, ignorandone il motivo. La respirazione più profonda ha aperto la sua gola, caricato il suo corpo, e attivato emozioni represse, con il risultato di far irrompere e scorrere fuori un senso di tristezza. Altre volte ci può essere uno scoppio di rabbia, ma spesso non succede niente perche il paziente a troppa paura di aprirsi e di lasciar emergere i propri sentimenti, si renderà conto tuttavia del fatto di trattenersi e delle tensioni muscolari del corpo (collo e petto) che bloccano l’espressione dei sentimenti. Può rendersi allora necessario svolgere un lavoro fisico diretto alla tensione muscolare cronica per permettere lo scioglimento della costrizione.

La spinta del lavoro bioenergetico è verso il basso; è volta dunque a “riportare il soggetto” negli arti inferiori. Attraverso l’esercizio del grounding (radicamento) il fenomeno vibratorio che ne risulta aumenta la sensibilità alle gambe e ai piedi. La difficoltà, secondo Lowen, nel “radicarsi” è che il movimento verso il basso fa sempre più paura del movimento verso l’alto. «L’atterraggio spaventa più del decollo. La discesa risveglia in molti una paura di cadere che normalmente è repressa».[5] Quando si applica una stimolazione che permette all’energia e alle emozioni di fluire nel corpo verso il basso, il primo sentimento è un sentimento di tristezza. Se l’individuo è in grado di accettare il sentimento e di abbandonarsi ad esso, comincerà a piangere. Questo fatto è per molti difficile perché significa prendere contatto con la propria tristezza profonda (che spesso rasenta la disperazione), proprio quel sentimento che tutti cerchiamo di evitare a tutti i costi attraverso le nostre posizioni difensive. La tristezza e il pianto vengono trattenuti nell’addome, che è anche la cavità in cui si accumula la carica che poi esplode nella scarica e nella soddisfazione sessuale.

Per molte persone anche le profonde sensazioni sessuali a livello della pelvi sono terrificanti. Possono tollerare l’eccitazione limitata di una carica genitale, che è superficiale, si scarica facilmente e non esige la “resa” alle convulsioni orgasmiche. Le sensazioni dolci, tenere della sessualità, a livello pelvico portano a questa resa ed evocano la paura della perdita del controllo, che è uno degli aspetti dell’ansia di cadere. Infine vi può essere riluttanza ad accettare la realtà di stare in piedi da sé perché questo può significare un senso di solitudine.

La paura di cadere può essere collegata alla paura di arrendersi alle sensazioni sessuali. Il fluire dell’energia verso il basso è evidente, oltre che nel contatto con la tristezza, nell’innamoramento. Infatti l’amore implica a livello psicologico la resa dell’io all’oggetto amato, che diventa centrale rispetto all’io stesso. Questo comporta una discesa di sensazioni all’interno del corpo, un flusso di eccitazione verso il basso, nelle profondità dell’addome e della pelvi, che produce sensazioni piacevoli, le stesse che compaiono quando l’eccitamento sessuale è molto forte e non è limitato all’area genitale. Esse precedono la scarica orgasmica completa. Molte attività che implicano una caduta producono un piacere analogo. Secondo Lowen la caduta verso il basso ha un effetto molto potente, capace di far vivere sensazioni “higt”, ossia un alto stato di eccitamento: «…dobbiamo pensare la vita come movimento. L’assenza di movimento è morte. Ma questo movimento non è essenzialmente lo spostamento orizzontale nello spazio in cui impieghiamo tanto del nostro tempo. È l’ascesa e la caduta dell’eccitamento che pulsa nel corpo, che si manifesta nelle azioni di balzare e saltare, alzarsi e sdraiarsi, aspirare continuamente alle grandi altezze ma per avere poi bisogno di tornare al luogo solido, alla terra e alla realtà della nostra esistenza terrena.»[6] Se, dunque, riuscissimo a lasciarci andare alla caduta, sperimenteremmo un “rimbalzo” della scarica, una ascesa; come avviene dopo un orgasmo pieno e soddisfacente: “la grande caduta”.

Il lavoro bioenergetico, attraverso attività e esercizi particolari, produce una “regressione al passato”. Tale regressione causa la presa di contatto con il proprio dolore, e più in profondità, con la propria disperazione. Il paziente non ha scelta: per liberarsi deve accettare la sensazione di disperazione. Accettazione significa non fare più sforzi per lottare contro la disperazione. Se si arrende pienamente, piange. Il pianto è il segno dell’accettazione. Lowen distingue anche due tipi di pianto uno superficiale e uno profondo. Nel primo il dolore contattato non si risolverà perché sarà strozzato dalle tensioni. Solo col secondo vi può essere una vera liberazione dalla disperazione. La disperazione è localizzata nel ventre

L’emozione ha due componenti: uno mentale e percettivo e uno fisico che è il movimento del corpo (motilità). Percepire un moto corporeo interno dà luogo a una sensazione o emozione. In situazioni di paura o dolore i visceri si irrigidiscono, il ventre si contrae ed i corpo intero diventa teso. Col pianto, il meccanismo più essenziale e primitivo per liberare questa tensione, si ha una reazione convulsiva che scarica la tensione nei visceri e nella muscolatura. Nello stesso tempo il suono emesso scuote il corpo che si rilassa dalla sua rigidità. Il ventre è “un pozzo” solo apparentemente senza fondo; ha una base: la regione pelvica che ha delle aperture; il più importante per lo scopo bioenergetico è l’apertura genitale che è il passaggio per la scarica dell’eccitazione sessuale (ventre e basso addome).

Quando il pianto è profondo, la pulsazione del singhiozzo giunge senza difficoltà attraverso la regione pelvica producendo un movimento del bacino simile a quello che avviene durante l’orgasmo. Il bacino si muove spontaneamente avanti ad ogni singhiozzo come una scarica sessuale, ma senza l’intensità e l’eccitazione di questa. La profondità del ventre è la sede del sé. Come il flusso di sensazioni nel ventre, accompagnato da una forte scarica sessuale, il singhiozzare profondo provoca un accrescimento del senso del sé, quando la pulsazione attraversa la regione pelvica. Per ottenere questo risultato ci vuole un notevole lavoro terapeutico: l’esperienza deve essere ripetuta molte volte perché il paziente “riviva” il i traumi della sua infanzia. Ma alla fine “si raggiunge il fondo e la porta si apre”.

 

 

BIBLIOGRAFIA

*Feldenkrais M.; “Lezioni di movimento”; Ed. Mediterranee, Roma 2003.

Lowen A.: “Bioenergetica”; Ed. Feltrinelli, Milano 2000.

Lowen A.: “Il linguaggio del corpo”; Ed. Feltrinelli, Milano 2003.

Lowen A.: “Paura di vivere”; Ed. Astrolabio-Ubaldini, Roma 1982.

 

NOTE

[1] A.Lowen “Bioenergetica”, Feltrinelli, Milano 1983.

 

[2] Ibid.

 

[3] ibid.

 

[4] A. Lowen, “Paura di vivere”, Feltrinelli Milano 2003

 

[5] A.Lowen “Bioenergetica”, Feltrinelli, Milano 1983.

 


[6] Ibid.

  

 

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