UNA LETTURA DI ANALISI DEL CARATTERE (1933) DI WILHELM REICH

 

 

 

Leggere Analisi del carattere di Reich è un esperienza affascinante. È non solo un tuffo nel passato della Bioenergetica, ma anche nel mio passato di studente di psicologia, quando, durante gli studi universitari si era accesa in me la passione per Freud e la psicoanalisi.

Lo scenario è quello dell’Europa romantica dei primi del ‘900 dove gravitavano i più grandi intellettuali e filosofi che ancora detenevano quel sapere universale (non-specialistico) tipico degli antichi filosofi greci. I binari paradigmatici del pensiero filosofico erano stati dettati da Hegel da una parte e Nietzsche dall’altra. È l’epoca della nascita della psicoterapia occidentale. Nella Società Psicoanalitica, le cui radici epistemologiche sprofondavano nella filosofia e nell’analisi socio-politica, c’erano state le prime scissioni; era il segno che il big-bang-Freud aveva dato l’impulso per la formazione di nuove galassie. Una di queste galassie si chiamava Wilhem Reich.[1]

Se in Freud era prevalso l’aspetto nichilistico (fortemente influenzato dal pensiero di Nietzsche) del romanticismo – fino ad affermare che “la guarigione dalla nevrosi consiste nell’accettazione della normale infelicità umana e nell’adattamento sociale” – la visione positivistica di Reich  lo spinge a cercare un nuovo concetto di sanità mentale e benessere psicofisico che sembra avere quasi una qualche parentela con le concezioni olistiche orientali (per esempio l’unità corpo-mente e concetto di Nirvana) che si sarebbero riversate in Europa nella seconda metà del 900, influenzando profondamente la filosofia e la psicologia occidentali. A mio avviso è come se Reich avesse contribuito a preparare il terreno per la successiva “inseminazione” orientale.

Tra i molteplici temi trattati in "Analisi del Carattere" cercherò di soffermarmi su tre aspetti che mi sono sembrati significativi: la tecnica dell’analisi delle resistenze, il concetto di armatura caratteriale e quello di identità funzionale psicosomatica.

 

 

IL PUNTO DI PARTENZA

 

Reich, nella sua teoria, conserva le concezioni basilari della psicoanalisi della seconda “topica” freudiana che prevedeva le tre istanze: Es, Io, Super-io; e dove i principi dell’accadere psichico erano il principio di piacere e il principio di realtà. Il punto di vista topico determina il principio tecnico che l’inconscio deve essere reso conscio. Il punto di vista dinamico determina la regola che il divenire conscio non deve avvenire in modo diretto, ma attraverso l’analisi delle resistenze.

La critica cruciale di Reich all’assetto psicoanalitico di quel periodo, parte dalla confutazione della dualità tra Eros e pulsione di morte (Thanatos) postulata nello scritto di Freud "Al di la del principio di piacere", in cui veniva sostanzialmente negato il principio piacere-dispiacere. La base clinica su cui Freud basava la sua teoria di pulsione di morte era la “reazione terapeutica negativa”. In sostanza Freud si era reso conto che parecchi pazienti, attraverso la tecnica dell’interpretazione non progredivano nella guarigione ma intensificavano le loro reazioni nevrotiche. Questa osservazione portò Freud a supporre che esistesse un senso di colpa inconscio, un “bisogno di punizione” (masochismo primario) innato – inscritto filogeneticamente – che costringe il paziente a perseverare nella sua nevrosi. Reich considerò questa una spiegazione metafisica, priva di fondamento. Secondo lui la reazione terapeutica negativa era la conseguenza del fatto che l’amore frustrato (del paziente verso l’analista) si trasformava in odio e poiché esso non viene scaricato, diventava inconscio e prendeva la forma di impulsi autodistruttivi. Quindi la tecnica non era abbastanza sviluppata nel trattamento del tranfert negativo latente. Reich si convinse allora che il primo obbiettivo era quello di elaborare dall’inizio il segreto atteggiamento negativo del paziente, renderlo conscio, garantire la scarica a tutta l’aggressione divenuta libera e non analizzare i transfert positivi finchè non si fossero trasformati in odio (reazioni di delusione). Questo modo di procedere avrebbe reso il successivo corso dell’analisi più fluido e senza impedimenti.

Fino a quando rendere conscio l’inconscio (processo topico) è stato considerato l’unico compito della tecnica analitica, la formula che tutte le manifestazioni dell’inconscio dovevano essere interpretate nella successione in cui affioravano, era corretta. La dinamica dell’analisi veniva affidata più o meno al caso, indipendentemente dal fatto che la coscienza producesse poi effettivamente l’affetto corrispondente, o che l’interpretazione influenzasse il paziente oltre la comprensione intellettuale. Convinto che la dinamica dell’effetto analitico non dipende dai contenuti che il paziente produce, ma dalle resistenze che egli contrappone ad esse, e alla intensità emotiva del loro superamento, Reich propone una linea alternativa nel modo di trattare i materiali emersi: la linea delle resistenze successive, che tiene conto sia del materiale contenutistico sia di quello affettivo.

Il punto di vista  sessuo-economico (ossia l’insieme di processi che stanno alla base della regolazione del flusso di energia libidica all’interno dell’organismo) determina lo smantellamento degli atteggiamenti pregenitali e negativi del paziente e la concentrazione di tutta l’energia psichica divenuta libera sull’apparato genitale. L’obbiettivo finale della terapia sarà, infatti, l’instaurazione della potenza orgastica, da cui, secondo Reich, dipende la quasi totale capacità di realizzazione.

 

 

DALL’ANALISI DELLE RESISTENZE ALL’ANALISI DEL CARATTERE

 

Durante l’analisi la prima resistenza si manifestava della difficoltà (opposizione) a rispettare la regola fondamentale e aprirsi completamente all’analista, per molteplici ragioni. Questa difficoltà è stata chiamata barriera narcisistica. Il metodo proposto da Reich per affrontare questa difficoltà consiste nel sostituire le correnti misure pedagogiche con le interpretazioni analitiche. Quindi, invece che indurre il paziente all’analisi persuadendolo, consigliandolo, tranquillizzandolo ecc. – nel tentativo di influenzarlo nel senso della sincerità analitica, attraverso l’instaurazione di un adeguato transfert positivo – l’attenzione dell’analista viene rivolta in modo più accentuato sul significato attuale del comportamento del paziente, sulle ragioni dei suoi dubbi, dei suoi ritardi, del suo modo di parlare "pomposo e confuso", sul perché comunica un pensiero si e due no, critica l’analisi e produce materiale eccezionalmente abbondante e profondo; tutti atteggiamenti che Reich classifica come resistenze.

Poiché il carattere nevrotico nella sua funzione economica di armatura di protezione ha stabilito un certo equilibrio, anche se nevrotico, l’analisi significa un pericolo per quest’equilibrio. Il complesso dei tratti caratteriali nevrotici in analisi si rivela quindi come un meccanismo di protezione compatto contro gli sforzi terapeutici. Questa “armatura caratteriale” ha anche un compito "economico": da una parte serve come protezione dagli stimoli del mondo esterno, dall’altra è un mezzo per dominare la libido che prorompe continuamente dall’Es. Nei processi che stanno alla base della formazione e della conservazione di questa armatura, viene continuamente legata una quantità di angoscia. L’armatura caratteriale è quindi l’espressione nella struttura psichica, della difesa narcisistica. Alle resistenze già note, che vengono mobilitate contro ogni nuova quantità di materiale inconscio, si aggiunge un fattore costante di natura formale che ha origine nel carattere del paziente: la resistenza caratteriale. Essa non si manifesta sul piano contenutistico ma su quello formale; per esempio nel modo generale di comportamento, di parlare, di camminare, nella mimica, in particolari atteggiamenti ecc.[2]

Dal punto di vista economico il carattere serve nella vita normale come la resistenza caratteriale serve all’analisi per evitare il dispiacere, per la creazione dell’equilibrio psichico (anche se nevrotico) e per l’assorbimento delle quantità pulsionali rimosse o sfuggite alla rimozione. Una delle sue funzioni principali è quello di legare l'angoscia liberamente fluttuante, oppure visto da un altro lato, l’assorbimento di energia psichica ingorgata. Così come nei sintomi nevrotici è conservato l’elemento infantile attuale, così accade anche nel carattere. In questo modo si spiega anche il fatto che il coerente allentamento delle resistenze caratteriali permette di accedere sicuramente e direttamente al conflitto centrale infantile.

Da queste osservazioni derivano delle conseguenze tecniche nella pratica clinica: la prima è nella scelta nella successione del materiale da interpretare. L’analisi delle resistenze caratteriali ha la precedenza su tutto il resto; ma ciò non significa che fino a una certa data bisogna analizzare esclusivamente la resistenza caratteriale e poi incominciare con l’interpretazione del contenuto. Queste due fasi, l’analisi delle resistenze e l’analisi delle prime esperienze infantili, si sovrappongono in gran parte; inizialmente si avrà semplicemente la prevalenza dell’analisi del carattere, cioè "l’educazione all’analisi attraverso l’analisi", mentre nelle fasi successive l’accento principale sarà posto sugli aspetti contenutistici e infantili.

Nella pratica l’analisi del carattere inizia con l’isolamento e la coerente analisi della resistenza caratteriale (perché inganna l’analista, perché parla in modo confuso, perché è bloccato nei suoi affetti). Si cerca di svegliare il suo interesse per i suoi tratti caratteriali per chiarire analiticamente, con il suo aiuto, il loro significato e la loro origine. In questo modo vengono "oggettivati" e il paziente li inizierà a percepire come un “corpo estraneo, come qualsiasi altro sintomo. Quindi si isola dalla sua personalità soltanto il tratto caratteriale da cui parte la resistenza cardinale, e si indica al paziente i rapporti tra il carattere e i sintomi. In questi termini tutto il tentativo analitico caratteriale è la ricerca della maggior sicurezza possibile per la preparazione dell’analisi e per l’interpretazione del materiale infantile.

Per un’analisi “sicura”, Reich indica tre criteri da seguire: fare poche interpretazioni "a colpo sicuro" e in modo coerente, anziché molte interpretazioni asistematiche che non tengono conto dell’elemento dinamico e economico; procedere a un continuo collegamento tra situazione attuale e situazione infantile; affrontare il caso non arbitrariamente in un punto qualsiasi, ma nel punto dove si cela la più grave resistenza dell’Io, di allargare sistematicamente la breccia aperta nell’inconscio e di elaborare le fissazioni infantili di volta in volta significative dal punto di vista dell’Io.

Sappiamo che ogni resistenza parte da un impulso dell’Es che viene respinto e da un’impulso dell’Io che respinge. Ambedue gli impulsi sono inconsci. Nell’interpretazione è sempre preferibile attaccare per prima cosa quella parte della resistenza che è più vicina all’Io conscio, cioè la difesa dell’Io, dicendo inizialmente al paziente che egli “resiste” perché per un motivo qualsiasi – senza sfiorare l’impulso dell’Es – rifiuta l’analisi, probabilmente perché sotto un certo punto di vista, rappresenta un pericolo per lui. Procedendo in questo modo si coglie contemporaneamente sia il transfert negativo, in cui sfocia qualsiasi difesa, che il carattere, l’armatura dell’Io. Lo strato superficiale, più vicino alla consapevolezza, di ogni resistenza si esprime in un atteggiamento negativo nei confronti dell’analista, indipendentemente dal fatto che l’impulso dell’Es respinto sia odio o amore. L’Io proietta la sua difesa contro l’impulso dell’Es sull’analista, che è diventato pericoloso, un nemico, perché con la "sgradevole regola fondamentale" ha provocato impulsi dell’Es e disturbato l’equilibrio nevrotico.

 

 

ARMATURA CARATTERIALE

 

Il carattere consiste in un’alterazione cronica dell’Io che che si potrebbe definire indurimento. Il suo scopo è quello di proteggere l’Io da pericoli interni e esterni. Come meccanismo di protezione diventato cronico può essere chiamato armatura. Armatura significa una limitazione della mobilità psichica di tutta la persona. L’armatura ha una certa mobilità; il suo modo di agire si fonda sul principio di piacere-dispiacere. In situazioni spiacevoli l’armatura si irrigidisce, in situazioni piacevoli si allenta. Il grado della mobilità caratteriale, la capacità di aprirsi al mondo esterno o di chiudersi contro di esso conformemente a una determinata situazione, costituiscono la differenza tra una struttura caratteriale accessibile alla realtà e una struttura caratteriale nevrotica.

L’armatura caratteriale si sviluppò come risultato cronico dell’urto tra desideri pulsionali e mondo esterno che li frustrava e trae la sua forza dai conflitti attuali tra pulsione e mondo esterno. A livello topico, il luogo dove si forma l’armatura caratteriale che conferisce specificità alla persona (tipo caratteriale) è l’Io, ossia quella parte della personalità che sta sul confine tra le forze pulsionali bio-fisiologiche e il mondo esterno. Perciò viene definito anche carattere dell’Io. Nello specifico questo indurimento libidico ed economico dell’io avviene in base a tre processi: l’io si identifica con la realtà frustrante rappresentata dalla persona frustrante principale; esso ritorce contro se stesso l’aggressione mobilitata contro la persona frustrante e che ha anche prodotto l’angoscia; esso sviluppa atteggiamenti reattivi contro le pulsioni sessuali, impiegando ora la loro energia per difendersi contro di esse. L’armatura dell’io avviene dunque per paura della punizione, a spese dell’energie dell’Es e i suoi contenuti sono rappresentati dai divieti e dai modelli degli educatori (che sono in linea di massima espressione dei modelli culturali vigenti). In questo modo la formazione del carattere assolve al suo compito economico di attenuare la pressione di ciò che è rimosso e di rafforzare l’io. Una struttura caratteriale della personalità che non permette l’instaurazione di una economia sesso-economica diventa la premessa della malattia nevrotica. Se cioè l’io si è troppo irrigidito in modo da rendere impossibili una ordinata vita sessuale e un’ordinata esperienza sessuale, la conseguenza è che le forze pulsionali inconsce non possono scaricarsi energeticamente e che l’ingorgo sessuale non solo rimane permanete ma in seguito continua ad aumentare. L’ingorgo aumenta di pari passo con l’armatura fino a quando la formazione reattiva non riesce più a controllare la tensione psichica. A questo punto inizia l’esplosione dei desideri sessuali rimossi che vengono difesi dalla formazione di sintomi nevrotici (per esempio una fobia). Reich sostiene inoltre che l’armatura è disposta a strati, simili a quelli di una cipolla. Tali strati sono “incastrati” l’uno nell’altro, nel senso che «ogni pulsione difesa è contemporaneamente al servizio della difesa da qualche cosa che si trova ancora più in profondità». Solo dopo aver elaborato le numerose funzioni di difesa si riesce a spezzare definitivamente l’armatura.

 

 

UNITÀ FUNZIONALE PSICOSOMATICA

 

Riassumendo, l’Io di un individuo, durante il conflitto tra pulsione (bisogno libidinoso) e mondo esterno (paura della punizione), assume una determinata struttura. Per attuare la limitazione imposta dal mondo esterno e per padroneggiare l’ingorgo di energia che ne deriva, l’Io di una persona "si indurisce", quando si viene a trovare nella stessa o in un analoga situazione conflittuale tre bisogno biologico e mondo esterno minaccioso. Acquista quindi un modo reattivo cronico che funziona automaticamente, il suo carattere. È come se si corazzasse per rendere l’individuo meno sensibile al dispiacere, ma allo stesso tempo limita anche la mobilità libidinosa e aggressiva della persona, limitando la possibilità di provare piacere e di conseguenza di realizzarsi. Reich si rese conto che l’armatura caratteriale si presentava anche sotto forma di atteggiamenti cronici di irrigidimento muscolare e che lo stato di tensione muscolare era diverso prima e dopo lo scioglimento di una rimozione; Egli capì che tensione e distensione, essendo stati bio-fisici dovevano avere una rappresentazione somatica. Si delineava così la concettualizzazione dell'unità funzionale (non una semplice analogia) tra funzione psichica e funzione fisica. In sostanza c'è una corrispondenza diretta tra l'armatura caratteriale e rigidità muscolare e tra tensione muscolare e inibizione libidinosa. Il respingere e il trattenere muscolarmente le feci è il prototipo dell'azione della rimozione in generale. In campo orale la rimozione è il corrispettivo muscolare della contrazione della bocca e della gola e del petto, in campo genitale in una tensione cronica della muscolatura pelvica. Ne consegue che lo scioglimento delle contrazioni muscolari croniche presenti nel corpo comporta la liberazione di angoscia, o impulsi aggressivi o impulsi libidinosi, quindi di energia slegata e nuovamente resa accessibile. Reich concepisce l'impulso libidinoso come una corrente di eccitazione (di liquidi) diretta perifericamente verso l'alto; l'angoscia una corrente di eccitazione diretta verso il centro. L'eccitazione aggressiva è diretta anch'essa verso la periferia ma interessa solo la muscolatura delle membra. In ultima analisi l'ipertonia muscolare cronica è una inibizione (o riduzione) di qualsiasi tipo di corrente eccitativa (piacere, angoscia, ira), e vegetativa.

La corazza muscolare, ma paradossalmente anche un'assenza di corazza, si dispone su livelli-segmenti corporei, indicatori di fasi evolutive, che funzionano in maniera circolare, ad anello. Ogni anello corrisponde ad un livello. Reich distingue sette livelli corporei nell'uomo e li definisce come "l'insieme di quegli organi e quei gruppi di muscoli che sono in contatto funzionale tra loro, che sono capaci di indursi reciprocamente a compiere un moto espressivo-emozionale". Tali livelli sono: occhi-orecchie e naso; II bocca; III collo; IV torace e braccia; V diaframma; VI addome; VII pelvi e gambe. La trasversalità degli anelli e la longitudinalità dei movimenti energetici rispetto all'asse del corpo, rappresentano le costanti di ogni forma vivente; conseguentemente, l'inibizione del linguaggio espressivo emozionale agisce in senso trasversale e l'allentamento degli anelli realizza la fluidità e con essa la pulsazione energetica. La Vegetoterapia carattero-analitica scandisce le fasi dell'analisi e della crescita nelle sue varie tappe evolutive, favorendo insight energetico-emozionali, ove il comprendere-sapere emerge dal sentire. Essa propone al soggetto di ripercorrere, attraverso progressivi e specifici “interventi attivi” (actings) sui sette livelli energetici-corporei e sull'intero organismo, l'esperienza del suo sviluppo psicoaffettivo e della sua maturazione emozionale. La Vegetoterapia, facendo emergere sensazioni ed emozioni che costituiscono messaggi necessari per la lettura del carattere, tende all'eutono muscolare, a riequilibrare il sistema vago-simpatico ed il sistema neuroendocrino.

La verbalizzazione delle sensazioni, delle emozioni e delle associazioni libere prodotte dagli actings, movimenti ontogenetici di fasi evolutive, rappresenta il momento successivo.

Privilegiando temporalmente nella metodologia il sentire rispetto al sapere, è rispettata l'organizzazione fisiologica ed evolutiva dell'essere: il primo periodo di ogni uomo, il preverbale, è precipuamente emotivo con manifestazioni di piacere-espansione e di dolore-contrazione, e successivo è il periodo verbale con la progressiva corticalizzazione, espressione diretta del precedente momento. Un progetto analitico terapeutico mira a condurre la persona alla capacità di gestire funzionalmente la propria corazza.

 

Dopo aver pubblicato questo scritto Wilhem Reich fu espulso dalla Società Psicoanalitica Internazionale.

 

SALVATORE PIRA

 

 

BIBLIOGRAFIA:

Reich W., Analisi del carattere, Sugarco Edizioni, Gallarate (VA) 1994.

 

 

NOTE:

[1] Tra i "dissidenti" della Società Psicoanalitica di Vienna ricordiamo anche Alfred Adler e C.G.Jung.

[2] Le esperienze infantili di angoscia e altre esperienze conflittuali del complesso di Edipo, fanno si che l’esperienza infantile o una situazione infantile interiore dal punto di vista psichico si conservino in una duplice trascrizione: contenutistica come rappresentazione dell’inconscio, e formale come atteggiamenti caratteriali dell’Io. A volte infatti i contenuti scoperti nel corso dell’analisi, non sono sufficientemente investiti di affetti per avere un effetto terapeutico. Evidentemente un’unica parte di struttura infantile inconscia viene conservata ed espressa in due modi: da una parte in ciò che l’individuo fa, dice e pensa, e dall’altra, come lo fa, lo dice e lo pensa. L’analisi del che cosa, malgrado l’unità tra contenuto e forma, non sfiora affatto il come, e che questo come si rivela come nascondiglio degli stessi contenuti psichici che nel che cosa sembravano già risolti e resi consci, e che infine l’analisi del “come” riesce a sciogliere gli affetti in modo particolarmente efficace. A mio avviso questa affermazione costituisce le fondamenta del senso del lavoro bioenergetico, come evoluzione della Psicoanalisi: ossia l’analisi del come.

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